Review: CINARCHEA 2008

VIII Rassegna internazionale del documentario archeologico –
Kiel – 23-26 Aprile 2008

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Da molti anni è stato creato un circuito europeo di festival – in Grecia si preferisce il termine, “agon”, letteralmente “competizione” – dedicati al documentario archeologico. Rivolti al grande pubblico, così come agli specialisti e agli studiosi del mestiere, i festival offrono visione di una produzione molto vasta di video volti a illustrare i molteplici aspetti dell’indagine archeologica.

La cosa, fortunatamente, non significa solo proiettare immagini concernenti la ricerca sul campo, ma molto di più: le rassegna offrono l’ “archeologia” intesa in senso lato, cioè l’esplorazione che porta alla conoscenza del passato attraverso il viaggio, la scoperta, lo studio dei testi. Il campo di azione è illimitato, nel tempo e nello spazio: dal paleolitico al medioevo, dalle ricerche subacquee a quelle nei magazzini dei musei.

Da Pompei a Macchu Picchu, dall’esame della statua alla decifrazione di una scrittura misteriosa. Notevoli supporti, acquisiti di recente, possono cmpletare il documentario: tra questi, il più importante è rappresentato dalla ricostruzione multimediale dei siti e degli edifici. Non tutti appezzano questo aspetto – ormai elemento essenziale nela realizzazione di moltissimi documentari – che fornisce pertanto uno straordinario apporto didattico nella comprensione di vestigia antiche , la cui lettura si rivela troppo difficile per il pubblico.

Nel contesto di una rassegna , lo spettatore può scegliere, in base al programma, i documentari che lo interessano; oppure, abbandonarsi al caso, alla curiosità. Di solito, conferenze a tema tenute da specialisti del mondo scientifico o registi, e dibattiti con il pubblico, accompagnano la proiezione dei filmati. A Kiel , come altrove, i filmati sono visionati e da una giuria – composta da archeologi, giornalisti, cineasti – il cui compito è di assegnare premi secondo alcune categoria: il miglior film scientifico, o didattico, o per l’immagine ecc.. E importante ricordare che “film ‘o’ documentario” significa regia e cinematografia, non solo contenuto culturale. Anche il pubblico può votare e assegnare un premio al documentario ritenuto maggiormante stimolante.

Alcuni aspetti dell’indagne archeologica, intesa nel senso lato del termine – sono emersi nel corso della rassegna tedesca: tra questi, uno dei più straordinari concerne la scoperta e lo studio di mummie siberiane, rinvenute in uno stato di conservazione quasi perfetto grazie soprattuto alll’ecoambiente e alla situazione climatica che ha contestualizzato la loro sepoltura. Il corpo straordinariamente conservato di una donna morta in giovane età – probabilmente una sciamana di alto rango, chiamata affettuosamente “Kyys” – rappresenta un patrimonio enorme di conoscenze, soprattutto dal punto di vista antropologico, così come l’ormai celebre mummia dell ”Uomo di Similaun”, al quale sono stai dedicati numerosi filmati. I documentari “Les mysteres de Kyys la chamane“ e “The mistery of the Ice mummy”, mostrano dunque le problematiche legate al ritrovamento di mummie riferibili alle culture scitiche della Siberia e dell’Altai, ma anche l’importanza delle moderne analisi di laboratorio relative allo studio dei tessuti, delle malattie, del patrimonio genetico e così via. Non solo archeologia, dunque, ma anche antropologia fisica e paleopatologia, illustrate come discipline che seguono l’indagine sul campo.

La ricerca scientifica, come accennato solo, è uno dei temi trattati dai filmati di Kiel 2008: un altro, estremamente avvincente, è il viaggio alla scoperta dell’arte rupestre preistorica : dalle incisioni paleolitiche portoghesei rinvenute nella valle del fiume Coa – presentate in “Coa, la riviere aux milles gravures” alle pitture rupestri del deserto libico. Le splendied immagini raffiguranti animali e uomini che popolavano il Sahara prima della desertificazione – quando questo era un mondo verde e ricco d’acqua -– hanno colpito profondamente il pubblico tedesco che ha scelto di premiare il filmato del regista Lucio Rosa “Il Segno sulla Pietra”. Alcuni temi trattati nel corso delle rassegne rappresentano – per il grande pubblico così come per la tradizione archeologica europea, una “condizio sine qua non“. Tra questi, naturalmente, non può mancare l’Egitto, fonte di scoperte continue, e il mondo greco-romano.

Uno scorcio di quest’ultimo appare nell’affascinante documentario “les derniers Romains” di Philipe Axel e Marco Visalberghi: la storia della scoperta e delle vicende legate allo splendido sito di Sagalaasos , una sorta di Pompei Turca ubicata nel sud dell’Anatolia, che raggiunse l’apogeo nel V secolo d.C, in seguito all collasso dell’Impero Romano d’occidente. Qualcuno potrebbe domandarsi: troppa archeologia? Troppa cultura scientifica?

Non a Kiel, dove il direttore della rassegna, il prof. Kurt Denzer ha deciso di intervallare i documentari a cicli di brevi cortometraggi risalenti ai primi anni del “900” ( l’epoca del cinema muto ), ispirati , ad esempio, a storie narrate dalla Bibbia o da saghe storiche, come “Giuditta e Oloferne” o “la Regina di Ninive”.

Casualmente, l’VIII edizione della rassegna tedesca è avvenuta in concomitanza con l’uscita, nel grande schermo, del tanto atteso “Indiana Jones e i Teschi di cristallo”. A questo proposito viene spontaneo chiedersi: “Esiste un possibile confronto tra la storia romanzata del coraggioso eroe – interpretato da un Ford non più giovanissimo ma sempre in grande forma – e i documentari proiettati nel corso delle rassegne internazionali europee?” Gli archeologi veri, così come appaiono nelle interviste o al lavoro, sono forse troppo “seri” rispetto all’intrepido cacciatore di tesori? Non proprio. Sebbene alcuni archeologi si prendano davvero “Un po’ troppo sul serio”, ciò che in realtà emerge dai documentari è anche, immancabilmente, il lato affascinante di ogni scoperta, di ogni studio, di ogni esplorazione.

La lunga e complessa storia legata alla decifrazione della scrittura maya, per esempio – narrata dal film “Breaking the maya code” – differisce poco da una vera e propria caccia al tesoro, e consiste in un misterioso e complesso puzzle , iniziata alcuni secoli orsono e non ancora conclusa. La vicenda dei manoscritti maya ritrovati per caso e salvati dalle fiamme dallo studioso russo Knorosof, durante il suo soggiorno nella Berlino bombardata nel “44, non ha nulla da invidiare alla ricerca dell’ Arca perduta.

Il rinvenimento di una galea veneziana nelle acque della laguna, o della “Tavoletta del Re Salomone”, così come tanti altri resoconti di recenti scoperte, recano in sè avventura , fatica fisica, e un pizzico di mistero. Quanto basta, per chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’archeologia, per comprendere che non si tratta – e così non sarà mai – di una scienza esatta e statica.

Dopo il successo della rassegna di Kiel, si è svolto di recente a Roma un festival del documentario archeologico, nato di recente: “Il Capitello d’Oro”. Per quanto riguarda il territorio italiano, questo si aggiunge alla ormai prestigioas rassegna di Rovereto – ogni anno in ottobre – e alla rassegna “Imagines” di Bologna – anche questa organizzata con scadenza annuale dal Gruppo Archeologico Bolognese alla fine di novembre.

In Europa, come accennato all’inizio, il percorso delle rassegne è ormai molto consistente. Fra i più importanti si possono citare: Nyon (Svizzera), Atene (festival Agon ), Bruxelles (festival Kineon), Bordeaux (festival Ikronos) e Amiens in Francia, Paesi Baschi. Ogni rassegna organizza come preferisce lo svolgimento delle proiezioni, la durata, il filo conduttore, gli ospiti da invitare. Ogni paese, chiaramente deve adattare al proprio pubblico e alla tradizione locale la scelta di proiettare i documentari in lingua originale, o, piuttosto, con traduzione simultanea, doppiaggio o sottotitoli.
Ciò che conta – e rimane forse lo scopo principale – è lo scambio di notizie interessanti legate al mondo della cultura archeologica, tra le varie rassegne, e quindi tra paesi diversi; oltre aquesto, naturalmente, è fondamentale consentire a tutti di “sognare” un po’ mentre si acquisisce conoscenza.

Non importa dove e come: di fronte alla scoperta clamorosa di una civiltà del Turkmenistan, alla statua di un faraone, al castello medievale restaurato. Offrire, quindi, la possibilità del viaggio nel tempo e nello spazio attraverso l’immagine.

Maria Longhena
Direttrice scientifica della Rassegna del Doc. Archeologico di Bologna “Imagines”.

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